Gabriele Muccino nelle Marche con “Le Cose Non Dette”
Il maestro del cinema italiano incontra il pubblico marchigiano insieme all'attrice rivelazione Beatrice Savignani.
Un melodramma intenso tra tradimenti, segreti e la sottile linea tra amore e distruzione.
“Le cose non dette” è il nuovo capitolo del cinema di Gabriele Muccino, un ritorno alle origini che riprende i temi cari al regista romano: le relazioni complicate, i tradimenti, i segreti che corrodono i rapporti, l’incapacità degli adulti di comunicare davvero. Ma questa volta il regista alza l’asticella, costruendo un melodramma che sconfina nel thriller psicologico.
Il film, nelle sale dal 29 gennaio, sta dividendo critica e pubblico, ma nessuno resta indifferente. Come scrive la critica, si tratta di “un film impetuoso, che travolge e disturba”, capace di scavare nelle contraddizioni dei rapporti umani con la consueta intensità mucciniana, ma portata agli estremi.
Due coppie, un viaggio, troppi segreti
Carlo (Stefano Accorsi) è un professore universitario di filosofia e scrittore in crisi creativa, bloccato dopo il successo del suo primo libro. Elisa (Miriam Leone) è una giornalista brillante e affermata che lavora per Vanity Fair, ma anche lei sente che qualcosa nella sua vita si è spento.
La loro è una coppia perfetta solo in apparenza: vivono a Roma tra successi professionali, abitudini consolidate e un amore che forse non è più quello di una volta. Nel tentativo di ritrovare nuovi stimoli, decidono di partire per Tangeri, in Marocco, insieme ai loro migliori amici: Paolo (Claudio Santamaria), ristoratore e padre assente, e Anna (Carolina Crescentini), donna iperansiosa e spesso intrattabile, con la loro figlia tredicenne Vittoria (Margherita Pantaleo).
Ma a Tangeri non sono soli. L’improvviso arrivo di Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di Carlo, sconvolge tutto. Blu è una presenza magnetica, silenziosa eppure dirompente, che accende interrogativi, tensioni e fa crollare gli equilibri di coppia già fragili.
Tra i vicoli polverosi di Tangeri, nel caldo immobile del Marocco, i rapporti si tendono, i segreti emergono, le dinamiche irrisolte esplodono. Perché a volte basta una crepa minuscola per far crollare tutto ciò che sembrava stabile. E le cose non dette, quelle che nessuno ha mai avuto il coraggio di pronunciare, diventano il vero protagonista di questa storia.
Dal romanzo al grande schermo
Le cose non dette è tratto dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron (Fazi Editore), sorella della celebre sceneggiatrice Nora Ephron, regista di “C’è posta per te”. La stessa Delia Ephron ha co-firmato la sceneggiatura insieme a Muccino, scrivendo il film in soli 25 giorni.
Il risultato è un’opera che la critica ha definito “una summa dello stile e dei temi di Muccino”: ritroviamo il tradimento del narciso insicuro (come ne L’ultimo bacio), la regia ansiogena, le litigate furiose, l’infantilismo maschile, le dinamiche familiari tossiche. Ma stavolta tutto è amplificato, portato agli estremi, in un ritratto tragicomico di una generazione perduta.
Gabriele Muccino: il maestro del cinema generazionale
Gabriele Muccino è uno dei registi italiani più amati e discussi. Autore di film che hanno segnato un’epoca come L’ultimo bacio (2001), Ricordati di me (2003) e Gli anni più belli (2020), ha anche lavorato a Hollywood con Will Smith in La ricerca della felicità (2006) e Sette anime (2008).
Il suo cinema è riconoscibile: personaggi in corsa a perdifiato che si scontrano con il muro della realtà, relazioni fragili, dialoghi concitati, conflitti emotivi portati all’estremo. Un racconto dell’amore imperfetto, quello che non ha paura di mostrarsi per quello che è: caotico, contraddittorio, a volte distruttivo.
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