Mestieri del cinema – Gli archivi filmici

Il riuso del materiale d’archivio marchigiano per la produzione audiovisiva del futuro

Nelle Marche esiste una memoria diffusa fatta di pellicole di famiglia, filmati promozionali, materiali professionali e semiprofessionali che per decenni non ha trovato un luogo dedicato alla sua tutela e valorizzazione.

In questo scenario prende forma Under35mm (23-24 luglio), il primo festival marchigiano dedicato al riuso creativo del materiale d’archivio da parte di giovani autori. Un progetto che intende colmare un’assenza storica e delineare nuove possibilità per la narrazione del territorio.

Giordano Viozzi (Servigliano, FM) di Visioni d’Archivio e Francesco Concetti (Falerone, FM) di Fabbrika Kreativa raccontano in questa intervista il percorso che ha portato all’ideazione del festival: dagli archivi di famiglia recuperati casa per casa ai materiali professionali e semiprofessionali girati nelle Marche dalla seconda metà del Novecento fino alla sfida, ancora più complessa, del recupero delle storiche TV private, molte delle quali hanno perso i propri archivi nel tempo.

Un lavoro che rivela un dato sorprendente, sono proprio le giovani generazioni ad aver già iniziato a riportare alla luce questo patrimonio nascosto, attratte dal fascino dell’analogico e dalla forza narrativa delle immagini del passato.

Qual è la vostra formazione e come avete iniziato a muovere i primi passi nel mondo audiovisivo?

Francesco Concetti. Di formazione io sarei violinista e biologo, ma sono entrambi due percorsi incompiuti. Suonavo con orchestre anche importanti ma mi sono fermato al nono anno, prima del diploma di violino, perché sono andato a studiare in Olanda in un istituto biomedico. Sul palco avevo avuto modo di parlare coi tecnici dietro il famoso backstage e da lì ho cominciato a interessarmi e ad approfondire questo mestiere.

Francesco Concetti di Fabbrika Kreativa

Il caso volle che una tournée di Paolo Conte facesse tappa proprio in Olanda, e decisi di andare spinto anche da alcuni amici che ci lavoravano. Lì mi proposero di entrare nel tour europeo, e ho interrotto così Biologia, a poco dalla fine, iniziando un percorso che sentivo mio.

Ho lavorato come tecnico internazionale finché nel 2014 non sono tornato in Italia e ho fondato Fabbrika Kreativa. Qualche mese dopo ne abbiamo inaugurato anche un piccolo ufficio a Riad, in Arabia Saudita, agevolato dai buoni rapporti che ero riuscito a costruire là anni prima. Ho cominciato a viaggiare a undici anni, mi è stato sicuramente d’aiuto in tutta questa strada. 

Giordano Viozzi. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione sono andato a lavorare a Roma e a Milano, sempre nel settore audiovisivo. Nel 2009 sono tornato nelle Marche e ho iniziato a lavorare da libero professionista nell’audiovisivo: web, spot tv, cortometraggi, documentari lunghi e in serie, alcuni finanziati anche dalla Film Commission della Regione Marche, come L’ultima partita di Pasolini e la serie Andrea Moda Formula.

Giordano Viozzi di Visioni d’Archivio

Dopo aver toccato tutte le tipologie di produzione filmica è scoccata la scintilla con l’archivio, e ora sono focalizzato soprattutto su questo, su Visioni d’Archivio. Io e Francesco in realtà ci conosciamo da quando eravamo piccoli perché frequentavamo la stessa scuola in anni diversi. Poi, come spesso fa la vita, ci siamo persi per circa vent’anni e poi ritrovati iniziando a collaborare.

Questi progetti che avete menzionato, Fabbrika Kreativa e Visioni d’Archivio, che storia hanno e che realtà sono?

FC. La storia di Fabbrika Kreativa nasce un po’ anche a causa di Giordano, perché è anche grazie a lui che ho voluto aprirmi al mondo cinematografico, dopo aver visto quanta energia c’è da parte di tanti ragazzi e ragazze.

Ho voluto infatti creare questa realtà come un contenitore dove sono persone completamente diverse e con idee varie a inserire il contenuto. Proprio come me e Giordano, il lato operativo e quello creativo: in mezzo c’è tutto il resto. È anche strabiliante che Falerone, la mia città, sia diventata un catalizzatore di bei progetti, un piccolo polo attrattivo.

Nel nostro gruppo c’è chi sviluppa siti web, chi le grafiche, chi si occupa dei bandi, chi pensa ai video e molto altro ancora che ha portato l’azienda a specializzarsi nell’offrire servizi professionali di supporto alla transizione digitale e alla internazionalizzazione. Tutto il lato dell’organizzazione tecnica e della diffusione, insomma.

Il bando SIAE che abbiamo vinto per il settore cinema col progetto Under35mm Film Festival è sembrato venire da un allineamento astrale, nel momento in cui avevamo i giusti requisiti per partecipare. Se poi pensiamo all’importanza riservata al recupero delle vecchie pellicole, è facile capire la collaborazione con Visioni d’Archivio. È una realtà poliedrica con un bel gruppo di lavoro.

GV. Visioni d’Archivio, per l’appunto, è un’associazione nata qualche anno fa e si occupa della valorizzazione dell’archivio audiovisivo soprattutto delle Marche, la partecipazione al bando assieme a Fabbrika Kreativa è dovuta proprio a questo interesse comune. In qualche modo la nostra idea era colmare l’assenza di una realtà che nella regione si occupasse di archivio e che promuovesse un festival a riguardo.

L’idea del progetto Under35mm Film Festival nasce quindi come occasione per promuovere il riutilizzo creativo degli archivi qui nelle Marche, legando il passato, cioè i materiali d’archivio sotto i 35mm, con il futuro, i videomaker under 35 a cui è riservata la partecipazione. Il luogo simbolo che abbiamo scelto per ambientare il festival è l’entroterra marchigiano martoriato dai sismi.

Per questa prima edizione andiamo a lavorare su quattro cortometraggi di cui due a firma marchigiana: uno di Francesco Bovara e Giovanni Merlini e un altro di Perla Sardella. Lo scopo non è solo proiettare, ma anche dare l’opportunità di far conoscere il lavoro d’archivio, parlare di come sono nati i corti e dell’estetica degli archivi, coinvolgendo anche gli enti regionali.

Siamo alle ultime fasi di definizione, ma la location sarà sicuramente prestigiosa e adatta all’evento. Vorremmo ovviamente poi proseguire con una seconda edizione, magari una versione itinerante che coinvolga più realtà, dato che le belle idee piacciono a tutti. Fermarci a questa sarebbe folle, ma facciamo bene la prima e poi vediamo.

Qual è stato il vostro primo approccio con l’archivio e cos’è che vi ha fatto capire che era il settore a cui volevate dedicarvi?

GV. Per me nasce tutto nel 2018, sgomberando casa di una mia zia che non c’era già più da dieci anni. Nella cassettiera trovai 121 negativi non stampati di persone a me sconosciute. Decisi di stamparli e appenderli all’interno di un palazzo storico della città, Santa Vittoria in Matenano, mettendo sotto ogni foto un quadernino in cui invitavo le persone a scrivere chi riconoscevano. Il risultato fu una quantità di gente accorsa anche da Venezia o dall’Abruzzo per venire a vedere la mostra.

In qualche modo questo mi convince che non ero l’unico interessato a questo ambito. Poi, grazie a Marco di Marco, un archivista, ho digitalizzato delle pellicole audiovisive di un ingegnere che da Torino veniva a Magliano di Tenna per l’estate filmando dal 1939 al 1956. Abbiamo ottenuto così Magliano sotto il periodo fascista e le sue prime immagini a colore, il trenino della valle del Tenna in movimento, i bombardamenti su Torino, l’audio dei muratori che cantano.

Abbiamo digitalizzato tutto e fatto un evento in piazza a Magliano, peraltro con Fabbrika Kreativa, che ha trascinato due-tremila persone. È stato il momento in cui ho deciso con Marco e Federico Ercoli di fondare Visioni d’Archivio.

FC. Il mio contatto con il mondo delle pellicole è il “trauma” dell’apparecchio che Giordano portava in ufficio per sbobinare e digitalizzare i documenti che veniva acceso alle otto di mattina e spento alle otto di sera. Da lì ho cominciato a osservare e ad entrare pian piano in quel mondo affascinante di storie che spesso riuscivano a toccarti l’anima.

Si passa dal video di una ragazza che si spogliava negli anni Venti, al trenino che menzionava prima Giordano fino a spaccati della società e della storia d’Italia davvero assurdi, per come potrebbero essere visti oggi.

Il progetto ha ricevuto l’interesse e il patrocinio anche del Ministero della Cultura, cosa che ci ha dimostrato il valore di ciò che stavamo facendo e proponendo. Tutto ciò è stato totalmente casuale, ma alla fine ho deciso che poteva diventare la mia strada.

Si parla di archivi come strumento di conservazione della memoria ma anche di formazione. Come spieghereste questo settore cinematografico, la sua importanza e le opportunità che offre a un pubblico estraneo a tutto ciò?

GV. Siamo una nazione molto ricca a livello documentario, ma tutto ciò che riguarda l’audiovisivo viene valorizzato molto tardi, anche nelle Marche. Ci sono regioni che hanno implementato questo settore riuscendo a creare valore aggiunto per la narrazione stessa della regione, perché ogni archivio racchiude un pezzo inestimabile della sua storia.

Noi come Visioni d’Archivio stiamo cercando di arrivare agli archivi di famiglia per narrare l’evoluzione delle comunità marchigiane attraverso questi materiali, oltre a quelli fotografici e documentari.

Ora ci stiamo focalizzando sui prodotti professionali o semiprofessionali girati nelle Marche dalla seconda metà del Novecento, come dei filmati promozionali che abbiamo ritrovato negli archivi della provincia di Ascoli Piceno. Si tratta di riprendere in mano ciò che ha lasciato la cultura di una comunità e che può ancora parlarci.

Un progetto più arduo sarebbe il recupero e la valorizzazione degli archivi delle TV private e la loro narrazione della regione tra gli anni Settanta e Novanta. L’ostacolo più grande è che queste piccole realtà, di cui molte sono fallite e sparite, la prima cosa di cui si sono liberate nel tempo sono proprio gli archivi.

Quello che vorremmo fare, anche con il riuso creativo incentivato dal festival, è ridare dignità a questo patrimonio

FC. Quel che posso aggiungere è che nel lavoro di recupero del materiale ci siamo accorti che molto era già stato riportato alla luce da giovani che si erano posti il nostro stesso problema su questo patrimonio nascosto e che manifesta interesse per l’analogico.

Siamo motivati per questo festival proprio perché sappiamo che c’è interesse, e tutto questo può portare grande valore alla regione. Forse la possibilità di colmare l’assenza in questo settore è molto più concreta di quanto si possa pensare, e l’ambizione di rendere il festival un polo di riferimento non manca di certo.

Qual è secondo voi il motivo per cui si sta riscoprendo l’archivio e le nuove generazioni sono interessate a questo tipo di materiale nonostante siano nate nel pieno della digitalizzazione?

FC. Probabilmente proprio l’essere nati nel digitale, continuamente sovrastimolati, ha fatto sì che andassero a riscoprire le immagini del passato, rare e difficilmente riproducibili. Nel momento in cui per narrare un determinato periodo hai una quantità di materiale ridotta all’osso e con una qualità degradata, ricevi uno stimolo enorme dal punto di vista creativo.

GV. Anche il ritorno all’oggetto fisico, alla materialità di questi prodotti, al saper fare concretamente, al toccare con mano è ciò che motiva oggi i giovani. Anche il festival è pensato così: un momento di incontro concreto tra vecchie e nuove generazioni, tra chi prova, forse, nostalgia di questi materiali e chi invece li guarda con curiosità. 

Come vi immaginereste il futuro della Mediateca, anche nell’ottica della fruizione da parte dei cittadini, e cosa può fare per le Marche e la cultura del territorio?

GV. All’interno della Mediateca c’è di tutto, non tanto a livello quantitativo, ma soprattutto a livello qualitativo, con alcune pellicole davvero di grande interesse. Idealmente la Mediateca dovrebbe essere il punto in cui viene raccolto e archiviato tutto ciò che si produce nella regione, ed è di conseguenza il termometro della produzione audiovisiva e cinematografica delle Marche.

Il primo passo prevedrebbe la riorganizzazione e catalogazione di tutto il materiale già presente. Poi, si potrebbe pensare di valorizzare questo patrimonio con delle proiezioni tematiche, magari incentrate su determinati aspetti del territorio. Insomma, è sicuramente una sezione su cui punterei per promuovere la nostra regione.

FC. Io posso aggiungere che dalla mia esperienza ho capito che la difficoltà, in questa tipologia di archivi, non è nello stoccaggio dei file, ma nell’archiviazione catalogata, nella registrazione delle corrette informazioni su ciascun prodotto (i cosiddetti tag) e nel rendere disponibile questo materiale tramite un portale di accesso che ne garantisca la fruibilità a chi è interessato.

L’idea dovrebbe essere quella di restituire e rendere accessibile il patrimonio dell’archivio a un pubblico sempre più ampio, chiaramente sfruttando processi digitali e innovativi. 

Quali sono i vostri prossimi progetti e quelli che avete ancora nel cassetto?

FC. Vorrei che Fabbrika Kreativa faccia un gran salto in avanti, perché in tutto questo percorso abbiamo capito che siamo professionisti che possono offrire davvero molto. Non a caso abbiamo avuto come clienti anche la Commissione Europea, il Vaticano, governi, ministeri e università di tutta Europa. Insomma, ora sappiamo chi siamo e cosa sappiamo e vogliamo fare.

Vorremmo dimostrare che tutto ciò è possibile, e dimostrarlo anche alle Marche che troppo spesso è risultata una regione “di provincia”. Stiamo sviluppando format TV e web di intrattenimento, divulgazione, musica, fumetto e altro ancora. Chissà, magari tra qualche anno, con maggior solidità e una struttura più forte, potremmo quotarci in borsa. Al momento non lo so, ma sono molto ambizioso. 

GV. Anche io sono nel progetto di questo format TV e web con Francesco, e nel frattempo porto avanti la questione degli archivi con Visioni d’Archivio. Avremo una serie di proiezioni in alcuni comuni dell’ascolano e del fermano dove abbiamo recuperato queste pellicole.

Da un punto di vista creativo e cinematografico mi sono un po’ fermato, anche se mi sono buttato nel versante paradossalmente opposto, quello dell’Intelligenza Artificiale. Credo che ormai siamo vicini al primo cortometraggio realizzato interamente da IA e vedremo quali saranno i risultati. È un grande tema affascinante e terribile, perché bisogna capire quale ruolo rimane all’essere umano e come, eventualmente, questo si debba evolvere per possedere questo strumento e non venirne posseduto.

Lo scopo non è chiaramente arrivare a risparmiare sul personale, ma creare un settore dedicato interamente all’utilizzo consapevole e controllato della IA. Deve essere uno strumento rivolto all’efficienza del lavoro e al benessere, non alla creazione di maggiori paure e insicurezze. Anche a livello regionale bisognerebbe iniziare a ragionare a tavolino di questi aspetti.

Se un giovane volesse approcciarsi all’archivio e intraprendere questo percorso, che consiglio dareste per iniziare a muovere i primi passi?

GV. Consiglierei di mettere subito le mani in pasta. Nell’archivio si può spendere tempo in mezzo a una quantità enorme di materiale da cui chi si occupa di creatività audiovisiva può trarre moltissimo.

FC. Io credo che chi è già inserito nel settore debba interrogarsi sul come indirizzare i giovani che si affacciano a questo modo a qualcosa di concreto, cioè convertire le idee in progetti anche remunerativi. L’idea del festival, come abbiamo fatto noi, può essere un esempio.

Quindi, anche nell’ottica che oggigiorno un artista deve essere imprenditore di sé stesso, consiglierei di conoscere le tecnologie, le norme, la fiscalità, la distribuzione con tutte le sue problematiche odierne, e non essere solo artista. 


Digital Media Team per lo sviluppo di strategie di comunicazione e marketing digitale
Marche Film Commission per il sostegno al cinema e all’audiovisivo
Mediateca per la catalogazione e conservazione dei beni audiovisivi

Ultime News:


Mestieri del cinema – Gli archivi filmici

Nelle Marche esiste una memoria diffusa fatta di pellicole di famiglia, filmati promozionali, materiali professionali e semiprofessionali che per decenni non ha trovato un luogo dedicato alla sua tutela e valorizzazione. In questa intervista Giordano Viozzi di Visioni d'Archivio e Francesco Concetti di Fabbrika Kreativa raccontano il percorso che li ha portati all'idea di realizzare il primo festival marchigiano dedicato al riuso del materiale d'archivio da parte di autori under 35 per nuove narrazioni del territorio.

“Valter Scavolini-La vita come grande impresa”. Successo per l’anteprima nazionale a Roma

Grande successo al Cinema Adriano di Roma per l’anteprima nazionale del nuovo docufilm "Valter Scavolini – La vita come grande impresa", diretto da Mattia Zanca, prodotto da 7Verticale con la sceneggiatura di Luca Masia e Mattia Zanca. Un viaggio intenso e profondamente umano nella storia di una delle personalità più amate e rappresentative del Made in Italy. Una serata ricca di emozioni, condotta da Antonio James Mascoli, che ha visto la presenza di Valter Scavolini, del regista, della produzione e di numerosi ospiti provenienti dal mondo delle istituzioni, dell’impresa e dello spettacolo.