“A se stesso” di Ekaterina Khudenkikh premiato a Salerno
Il film prodotto da Elite Group International con il sostegno di Marche Film Commission, girato interamente nella nostra Regione con un cast internazionale, esplora il rapporto tra mortalità e riscoperta della vita attraverso il territorio marchigiano
Un viaggio cinematografico tra le bellezze delle Marche per esplorare le grandi domande esistenziali: cos'è davvero importante nella vita? Quando iniziamo ad ascoltare veramente noi stessi? "A se stesso", opera prima alla regia di lungometraggio della regista, sceneggiatrice e autrice Ekaterina Khudenkikh, sta riscuotendo importanti riconoscimenti nel circuito dei festival cinematografici italiani, affermandosi come una delle produzioni più interessanti dell'anno.
Il film ha recentemente vinto la sezione lungometraggi al 79° Festival Internazionale del Cinema di Salerno, a cui si aggiunge il premio alla carriera assegnato al celebre attore internazionale François-Eric Gendron, interprete principale della pellicola. Un doppio riconoscimento che premia la qualità artistica di un progetto cinematografico sostenuto da Marche Film Commission e interamente girato nel territorio italiano.
Il cast durante la conferenza stampa di presentazione a Senigallia
Un film sullo smarrimento, non sulla malattia
“A se stesso” non è un film sulla malattia, ma sullo smarrimento esistenziale che nasce quando la percezione della morte ci costringe a guardare la vita con occhi diversi. La storia segue Paolo (interpretato da Enrico Oetiker), un regista quarantenne che ha raggiunto il successo con film innovativi ma che ora lavora solo a commedie commerciali. Quando scopre di avere solo due mesi di vita a causa di una malattia, Paolo torna a Senigallia per girare uno spot pubblicitario.
Durante questo soggiorno, che diventa un viaggio interiore, il protagonista riflette sulla propria esistenza incontrando persone significative: Maria (interpretata da Natasha Stefanenko), un barbone che diventa suo confidente, Don Lucio, un prete in crisi di fede, e persino Leopardi, che appare come figura immaginaria in un dialogo filosofico sulla vita e la morte. Riemergono anche i fantasmi del passato, come Francesca, il suo primo amore, e il difficile rapporto con il fratello Piero.
Natasha Stefanenko ed Enriko Oetiker sul set
Attraverso questi incontri e il confronto con il territorio marchigiano dell’infanzia, Paolo intraprende un percorso di riconciliazione con il passato, con gli altri e soprattutto con sé stesso. La malattia diventa una lente attraverso cui vedere la propria vita in modo più chiaro, permettendogli di riscoprire l’importanza delle relazioni umane e delle passioni autentiche.
La visione della regista: fragilità, ironia e poesia
Come la stessa regista Ekaterina Khudenkikh dichiara: «Per me questo film è un viaggio umano più che narrativo. Mi interessa raccontare la fragilità senza sentimentalismi, l’umorismo che nasce nelle crepe della vita, la poesia che si nasconde negli incontri casuali. Voglio mostrare come la consapevolezza (o l’illusione) della fine diventi un’occasione per guardare con occhi nuovi ciò che abbiamo sempre dato per scontato: i luoghi dell’infanzia, le relazioni sospese, i rancori mai sciolti, i sogni messi da parte».
La locandina del film
La regista aggiunge: «La presenza immaginaria di Leopardi e l’amicizia con il barbone rappresentano la parte più sincera di questa ricerca: quando tutto si sgretola, rimangono le domande essenziali. Il film non offre risposte definitive e conserva un finale aperto perché ciò che davvero cambia Paolo – e forse anche noi – non è la guarigione, ma lo sguardo diverso che impara ad avere sulla vita».
Un approccio narrativo che esplora la linea sottile tra reale e immaginato, tra ciò che temiamo e ciò che desideriamo, trattando domande esistenziali universali con leggerezza, ironia e sincerità.
Un cast internazionale di primo livello
La forza di “A se stesso” risiede anche nella qualità del cast. François-Eric Gendron, celebre attore francese con una carriera che spazia dal cinema d’autore alle grandi produzioni internazionali, è stato premiato per la sua interpretazione al Festival di Salerno. Al suo fianco, Natasha Stefanenko, attrice e conduttrice televisiva di origine russa ma naturalizzata italiana, e Enrico Oetiker, che interpreta con sensibilità il protagonista Paolo.
Questa combinazione di talenti internazionali contribuisce a dare al film una dimensione universale, pur mantenendo un forte radicamento nel territorio marchigiano.
Il territorio marchigiano come personaggio
Girato interamente in Italia e in particolare nelle Marche, “A se stesso” utilizza i paesaggi e le location del territorio come elemento narrativo fondamentale. Senigallia e i luoghi dell’infanzia del protagonista non sono semplici sfondi, ma diventano spazi di memoria, riflessione e trasformazione interiore.
Il sostegno di Marche Film Commission ha permesso di valorizzare cinematograficamente il territorio regionale, confermando le Marche come location ideale per produzioni cinematografiche di qualità. Il film si inserisce così nel filone del cinema territoriale marchigiano che utilizza i paesaggi come elemento espressivo e narrativo, capace di dialogare con le emozioni e i percorsi interiori dei personaggi.
Il percorso nei festival
Dopo il successo al Festival di Salerno, “A se stesso” ha proseguito il suo tour nei festival italiani. Il film è stato protagonista al 43° “Primo Piano sull’Autore – Festival Pianeta Donna” in corso di svolgimento a Perugia, e sarà presentato al 6° Festival “I luoghi dell’Anima” che si terrà dal 9 al 14 dicembre 2025 a Sant’Arcangelo di Romagna, Rimini e Pennabilli.
Quest’ultimo festival, organizzato dal Museo-Centro Studi Tonino Guerra con la direzione artistica di Steve Della Casa e Paola Poli, ha scelto “A se stesso” come film a sorpresa proprio perché racconta il dramma di un intellettuale e il suo rapporto con il bellissimo territorio marchigiano, rientrando perfettamente nelle tematiche del festival. La proiezione è realizzata in collaborazione con la Film Commission delle Marche.
La produzione: Elite Group International e il sostegno pubblico
“A se stesso” è prodotto da Angelo Antonucci – che ne cura anche la sceneggiatura insieme alla regista Khudenkikh – per Elite Group International, casa di produzione che si sta distinguendo per la qualità delle sue produzioni cinematografiche. Il sostegno di Marche Film Commission è stato determinante per la realizzazione del progetto, confermando l’impegno della Regione Marche nel sostenere produzioni cinematografiche di qualità che valorizzino il territorio.
La collaborazione tra produzione privata e sostegno pubblico regionale rappresenta un modello virtuoso per lo sviluppo della filiera cinematografica marchigiana, capace di attrarre progetti di livello nazionale e internazionale.
Ekaterina Khudenkikh, autrice e regista
Per comprendere meglio il valore di “A se stesso”, è importante conoscere il percorso artistico della sua autrice. Ekaterina Khudenkikh ha esordito nel 2022 come sceneggiatrice del film “Goffredo e l’Italia chiamò” (2023) del regista Angelo Antonucci, distribuito da Elite Group International e interpretato da Emanuele Macone, Stefania Sandrelli, Maria Grazia Cucinotta e Vincent Riotta. Il film ha vinto oltre 40 festival in tutto il mondo.
La regista con il premio al 79° Festival Internazionale del Cinema di Salerno
Successivamente ha scritto e diretto il film d’animazione “Tobia e i colori del mondo” (2023), vincitore anch’esso di numerosi festival di settore. Con “A se stesso”, la regista compie il salto verso il lungometraggio di finzione, dimostrando una maturità artistica e una sensibilità narrativa che la collocano tra i talenti emergenti del cinema italiano contemporaneo.
Un cinema che pone domande essenziali
In un panorama cinematografico spesso orientato verso il puro intrattenimento o verso forme di cinema militante, “A se stesso” si distingue per la capacità di porre domande esistenziali profonde attraverso un linguaggio cinematografico accessibile ma poetico. Il film non cerca risposte facili né consolazioni sentimentali, ma invita lo spettatore a riflettere sul senso della propria esistenza, sul valore delle relazioni autentiche e sull’importanza di riconciliarsi con il proprio passato.
La scelta di mantenere un finale aperto non è una mancanza, ma una dichiarazione di poetica: ciò che conta non è la risoluzione narrativa, ma il percorso di trasformazione dello sguardo. Paolo, e con lui lo spettatore, impara a guardare la vita con occhi diversi, più consapevoli e più aperti alla bellezza nascosta nelle piccole cose quotidiane.
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